L'esperienza
di lavoro che io ho avuto, come educatrice, al Centro d'accoglienza
per minori "San Benedetto," é stata entusiasmante
e positiva. Il minore trova all'interno della casa, un luogo
ideale per la sua crescita e formazione. Infatti il Centro
offre un ambiente educativo professionalmente strutturato,
capace di valorizzare i bambini. Questi ultimi hanno a disposizione
una serie di spazi attrezzati dove sono stimolati ad esprimere
le proprie potenzialità.
Lavorare con i bambini soddisfa molto ma allo stesso tempo
è difficile. Questo significa che bisogna comprendere
la complessità del loro mondo per poter costruire gli
interventi di recupero. Ogni bambino comunica in maniera diversa
il disagio interiore e le carenze familiari e, per ciò,occorre
interagire con lui nel modo giusto al fine di ottenere dei
risultati positivi.
Educare per me è una missione, ed io giornalmente ho
offerto il mio piccolo contributo per permettere ai bambini
il raggiungimento del completo sviluppo. Ho avuto la possibilità
di vivere a contatto con delle realtà particolari che
mi hanno fatto crescere e maturare professionalmente. Ho molta
fiducia nel Centro e spero che nel tempo possa potenziare
sempre più il suo contributo per l'aiuto e il recupero
di minori disagiati.
Rosa Desimone

La
frequentazione, da parte nostra, dell'Istituto delle Figlie
del Divino Zelo, è stata un naturale, spontaneo, istintivo
passaggio nel percorso che - oggi -- ci vede "famiglia
completa": operatori nel mondo cattolico da più
anni, non potevamo, una volta deciso di dare concretezza al
nostro progetto, pensare ad altre strutture che, pur meritorie,
non offrono quel completamento dl fede, anch'esso indispensabile.
E mai come questa volta abbiamo avuto ragione: ci é
stata data subito cognizione delle regole, delle strettoie,
delle angustie, delle speranze, delle delusioni anche, che
accompagnano e governano il desiderio di affiliazione c/o
adozione.
Tutte cose ben apprese nei cosiddetti ambiti burocratici o
intuite allorquando noti compiutamente rappresentate. Elaborate
e vissute, invece, nell'ambito delle relazioni con l'Istituto,
ci hanno resi consapevoli che in quel progetto v! sono anche
componenti diverse e altrettanto importanti e rilevanti; non
solo gli aspiranti genitori e l'adottando, ma anche la famiglia
di questi, i momenti opportuni, i modi appropriati, le leggi
vigenti.
Ci siamo immersi nel problema, ma anche in un ambiente estremamente
idoneo a far intendere che le problematiche, tante, non debbono
turbare in alcun modo -- comunque -- il naturale evolversi
della personalità del bambino, il suo modo di rapportarsi
al mondo esterno, il suo bagaglio di
affetti, la sua integrità fisica anche.
Le nostre impazienze erano, così, ben temperate dall'evolversi,
sereno e non mutabile, della vita dell'Istituto, cadenzata
dalla necessità di rispettare quei tempi e quei modi.
Sembrerebbe strano, ma è pur vero che le suore dell'Istituto,
votate alla vita monacale, che hanno voluto rinunciare anche,
e non solo, alla maternità, sappiano dare -- in termini
di maternità -- tanto di più e dì meglio
di quanto alcune mamme abbiano saputo, o potuto, dare.
E' una realtà complessa e varia quella, dei bambini
che risiedono nella "Casa di Padre Annibale Maria Di
Francia" il Fondatore, che ha dato pieno risalto alla
Chiesa Universale operando nella carità e nella dedizione
ai bambini e che ha trovato modo, di esprimersi sino ad oggi.
E' una realtà, dicevamo, che da sempre richiede sensibilità,
delicatezza amorevole per i bambini affinché possano
trovare protezione, affetto, calore umano per crescere sereni
e fiduciosi nella vita.
Non deve meravigliare che in termini di amore abbiamo ricevuto
più noi di quanto pensavamo di dare. La spontaneità
di quei bimbi e il loro sorriso, nonostante tutto ciò
che lì accompagna, ci hanno fatto capire quanto loro
ci possono insegnare e donare. Ci sembrava, tosi, di non dare
loro mai
abbastanza e, se da un lato ce ne tornavamo arricchiti, dall'altro
ci sentivamo sempre "poveri" e bisognosi di apprendere
proprio da quei bimbi cose che da "persone grandi"
avevamo scordato. Ci riportavano indietro nel tempo e ci appagavano
facendoci sentire "piccini", cosa che talvolta non
guasterebbe provare.
Abbiamo sempre desiderato adottare un bambino, indipendentemente
dal poterne avere o no, da quando ci siamo conosciuti ; non
pensavamo però che i tempi di realizzazione fossero
coli lunghi.
L'attesa, prima di avere una famiglia "completa"
coree noi ci eravamo proposti di fare, è stata per
noi interminabile, anche se tutto sommato breve rispetto ad
altre esperienze, accompagnata da ansie. attese, delusioni
che ci hanno accompagnato ma che, per nostro carattere, ci
hanno fortificato nella nostra unione e ci hanno sempre più
convinti ad andare avanti, nonostante le difficoltà.
Non per tutti purtroppo è così.
La nostra storia finisce con una felicissima adozione internazionale:
le "nostre" regole italiane sono risultate più
lente e macchinose; ma questo è un altro discorso....;
E ..... ricomincia con una maternità "in proprio"
venuta proprio nel momento in cui il nostro figlio adottivo
faceva. ingresso
in Italia.
Adesso abbiamo due splendidi bambini che abbiamo atteso con
tutto il cuore e che ci rendono testimoni di quanto la Divina
provvidenza sia grande. Ci sentiamo in dovere di consigliare
di non perdere mai la speranza. ma soprattutto l'entusiasmo
di diventare genitori. E di entusiasmo questi bambini ne hanno
davvero bisogno!
E qui vale richiamare quel "completamento di fede"
di cui dicevamo in apertura, donatoci a piene mani dalle sorelle.
Ad esse rendiamo ampia testimonianza di affetto e di gratitudine.
Antonio e Ornella Manaresi
Il
nostro fondatore, in una sua dichiarazione, dice: Nel
cuore custodirò lardente desiderio della salvezza
di tutti i fanciulli del mondo e la domanderò con calde
preghiere ai Cuori SS. di Gesù e Maria.
E proprio un desiderio ardente di salvezza che brucia
nel cuore quando ci si trova con questi bambini, quando si
conoscono queste storie; storie davanti alle quali tante volte
mi ritrovo impotente, con la sola possibilità di ascoltare,
accogliere, amare.
Negli occhi dei nostri bambini, vedo il futuro del mondo e
mi domando cosa gli stiamo offrendo, cosa gli doniamo per
il domani
e il mio sguardo si leva verso lalto,
verso Colui che ama più di un padre, più di
una madre, ed è a Lui che li affido con la certezza
che nel suo cuore saranno al sicuro.
Con i bambini cè un coinvolgimento totale, a
tempo pieno, sempre pronte a dare, ma soprattutto a ricevere.
Tantissimo ho ricevuto dai bambini, ho imparato da loro ad
accogliere e accettare la sofferenza senza perdere la capacità
di gioire e dimenticare tutto, una volta superata la difficoltà.
Con loro scopro la meraviglia delle piccole cose. Crescono
loro, ma cresco anchio! Sono bambini, quelli che accogliamo
nella nostra casa, nei quali vedo e abbraccio i bambini di
tutto il mondo e ai quali vorrei poter dire: non aver
paura, cè sempre qualcuno qui con te che ti vuole
bene.
Suor Maria

Donare completamente se stessi agli altri rappresenta,
per un cristiano, un importante traguardo di fede che, solo
chi é ricco di spirito riesce a raggiungere.
Molto meno difficile è invece ricevere dagli altri
e soprattutto da chi, come i bambini, non chiede null'atro
in cambio se non un piccolo gesto di affetto sincero.
In questi termini si è sviluppata la nostra esperienza
insieme ai bambini ospiti della CAM.
Sono bastati pochi momenti, poche ore passate insieme a loro
perché questi ci arricchissero di tante attenzioni,
tanto amore e tanto affetto senza che nulla gli si chiedesse
in cambio.
La loro purezza, la loro ingenuità, semplicità,
calore umano saranno gli elementi che porteremo sempre dentro
e che ci scalderanno il cuore ogni volta che ci sentiremmo
freddi e poveri di sentimenti.
Una coppia felice.
Mina e Luigi
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